Donne & Cucina, secondo me un’accoppiata vincente

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Spesso la cucina è donna: nonne, mamme, zie, sorelle sono le figure che ci vengono in mente quando si parla di mettersi ai fornelli. Vero è che sono tantissimi i celebri chef di cui sentiamo parlare «perché fare il cuoco è un lavoro duro, è un lavoro da uomo.»

Quante volte però… il libro delle ricette di Nonna, «aggiungo un po’ di sugo come mi ha insegnato mamma», il piano di marmo della zia, le formine dei biscotti di mia sorella? È inevitabile pensare che la cucina sia una stanza al femminile: gli arredi sono stati scelti dalla mamma, gli utensili sono riposti dove solo lei sa, i suoi grembiuli e i canovacci sono catalogati per colore, stagione e consistenza.

Mi sento di affermare che la cucina di tradizione è appannaggio delle signore, da sempre un po’ relegate e un po’ affezionate alla loro stufa, al loro pane e alle loro mansioni.

Parlando coi miei amici, la tradizione culinaria femminile è stata testimoniata dai loro racconti e dalle loro piacevoli storie sulle Regine della cucina… e no,non parlo di cipolle!

Stufato di manzo e castagne con dadolata di melanzane

 

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Castagne, storia di Miriana

«In cucina, il mio ingrediente del cuore è la castagna. Ne vado ghiottissima, però l’unico periodo dell’anno in cui posso mangiarle è chiaramente l’autunno. E poi, il mio è un po’ un “odi et amo”: mi piace molto cucinare, ma se c’è qualcosa che non sono mai riuscita a cuocere a casa son proprio le castagne arrosto! Se la castagna si sbuccia bene, allora ne mangio fino a scoppiare, ma se la pellicina rimane attaccata… allora mi innervosisco da matti! Finisce che non ne mangio più altre… almeno fino al giorno dopo!»

Grazie alla mia amica Miriana, cuochina sopraffina pronta a pensare per voi ricette gustose e salutari!

Vino, storia di Costanza

Bianco, rosso, frizzante, fermo … oggi parliamo di vino e ho scelto la mia amica di origini piemontesi Costanza per questo ingrediente così pregiato. «Amo il vino intanto perché un piemontese, come me, non può non amare il vino.

E poi il vino va assaggiato, assaporato, degustato. Non solo con la bocca ma anche attraverso l’olfatto.

Fin da bambina mi hanno insegnato ad apprezzarlo, ad assaggiarne diverse qualità e riconoscerle (il tutto in quantità assolutamente minime ovviamente, nulla che possa far male ad un bambino). Saper amare e riconoscere il buon vino vuol dire saper anche non abusarne, perché per goderselo veramente è necessario non esagerare; vuol dire scegliere con cura la bottiglia più adatta da servire agli ospiti durante un pasto; vuol dire aver interesse a conoscerene la provenienza, le sue caratteristiche… assaporare il vino è come partire per un viaggio: conosci alcuni dettagli ma solo vivendolo ne godrai appieno»🍷

Manzo, storia di Federico

Nel mio registro chiamate almeno una volta a settimana compare la voce Federico. Da quando ci conosciamo, era il lontano 2006, non manca mai la nostra telefonata settimanale.

Un piacere particolare, due voci allegre, le risate, le battute, tutto dal vivo senza disegnini riassuntivi su whatsapp, un’amicizia che racchiude in sè qualcosa di antico.

Abbiamo iniziato a chiamarci per parlare di scuola e siamo passati a vivere uno la quotidianità dell’altro: ad esempio ricordo che una volta a settimana andava a pranzo da sua nonna. Era il giorno preferito di Fede perché poteva mangiare il suo ragù e ora,da quando lei non c’è più, lui, che è un po’ medico e un po’ cuoco, lo fa il sabato una volta ogni due settimane.

Era l’unico ragù che gli piacesse, nessuno lo fa come lei,che poi, si sa, per il bolognese il ragù è sinonimo di casa e famiglia! Adesso sto immaginando la scena mentre dice questa frase, nella sua cucina, gira col cucchiaio di legno il macinato di manzo nella pentola, con la luce accesa e il tavolo con sopra qualche libro aperto e il pc acceso.

Quando gli ho chiesto di parlarmi del suo ingrediente preferito in una giornata di fine novembre mi ha raccontato del suo amore per il macinato e il ragù: «Mi ricordo che quando arrivavo a casa l’odore era riconoscibile, il colore era scuretto. Il mio piatto preferito, poi, erano le lasagne… la nonna era solita farle per compleanni, Natale e nel weekend.

Non sposava il ragù con le tagliatelle ma coi maccheroni di grano duro, più adatti a trattenere il sugo.»

La ricetta prevede quindi il macinato, ingrediente senza il quale non potrebbe realizzarsi la magia, e l’altra metà è assolutamente segreta perché nonna Pierluisa l’ha tenuta nascosta perfino a Fede! ☎️

Aglio, storia di Ilaria

Se dico aglio a cosa pensate? Io ad Amelia e al suo punto debole… Paperone glielo gettava addosso per evitare che lei si avvicinasse alla famosa Numero 1. Amelia e Gennarino, il suo corvo, sono di origini napoletane, proprio come la mia cara amica Ilaria che ha pensato fosse bello condividere con me il suo rapporto con questo ingrediente dalle mille sfaccettature, usato come rimedio contro il malocchio, come augurio di buona salute o amuleto portafortuna.

«L’ aglio è alla base della cucina mediterranea, è il Re della cucina. Pensando a questo ingrediente mi ricordo il primo pranzo di famiglia: “pesce all’ acqua pazza”. Mentre mangiavo, morsi per sbaglio uno spicchio d’aglio e iniziai a piangere, forse per il sapore forte o forse per il gusto del tutto nuovo; mamma sorrise nel vedere la mia reazione, così sdrammatizzò coi parenti porgendomi un pezzetto di pane, mi spiegó che l’avevano usato per insaporire il pesce e probabilmente lo spicchio si era mimetizzato nel condimento. Fu un momento tragicomico, da quel giorno ogni volta che ne sento l’odore o lo vedo mi sovviene quel ricordo… anche ora sorrido, ripenso a quei bei pranzi a Napoli, con i nonni, i cugini,le zie, il cenone della Vigilia, gli spaghetti a vongole (perché noi diciamo così), il mare, la tombola e il Natale in famiglia,qualcosa di inestimabile per me.» 🎄

Guanciale, storia di Matteo

Se non sapete dove andare a pranzo oggi io vi consiglio la Locanda dell’Uovo presso Fico.

Buona cucina, giusti i tempi di attesa e la possibilità di vedere coi vostri occhi da dove arrivano gli ingredienti che troverete rivisitati nei vostri piatti.

Oggi in particolare voglio dedicare a Matteo, amico eclettico dalle mille peculiarità, questi Carbonari alla gricia, dei ravioli ripieni saltati con olio, pecorino e parmigiano serviti con pane croccante profumato al guanciale.

Quest’ultimo è il prediletto di Matteo, lo definisce un «ingrediente gustoso, saporito e ricco che mi fa venire voglia di cucinarlo con passione ogni volta al meglio per le persone care che ho come ospiti».

Devo dire che ne sono testimone… infatti spesso riprende la sua padella in cui il guanciale diventa dorato e croccante, saltato con un po’ d’olio e pronto per insaporire piatti succulenti e le nostre stories!

Melanzane, storia di Martina

«Il mio ingrediente preferito sono le melanzane, il primo assaggio parte da dove partono tutte le storie più belle: le nonne, cardine di ogni buon ricordo, di ogni profumo e di ogni chilo in più che ci portiamo addosso. La mia nonna le prepara tutte le domeniche, ormai sono sempre più rare in quanto vivo lontano, le fa al forno in modo molto semplice ma non so perché sono davvero uniche, non sono mai riuscita a replicare la ricetta alla perfezione e nemmeno mia mamma che, non glielo dite mai, ma le riesce veramente a rendere la cosa più insapore che possa esistere ed è una buona cuoca, ma le melanzane proprio no. A parte il fatto che sono molto belle e hanno un colore davvero accattivante, le trovo veramente degne di essere chiamate verdure: sanno dare un carattere al piatto e soprattutto devi scegliere bene con cosa abbinarle, è proprio per questo che mi piacciono, hanno personalità e sono determinate a migliorare qualcosa o renderlo completamente sbagliato. Fino a quattro anni fa, a parte quelle della nonna, non è che si usassero molto a casa mia come verdura, le ho riscoperte con la mia coinquilina che le faceva sempre in padella e io stavo lì a chiederle di prepararmele, mi ero innamorata di questo contorno e mi sono fatta spiegare la ricetta; le adoro, belle impregnate di olio, ma non fritte, con uno spicchio d’aglio e penso sempre a lei quando le preparo in quel modo. Era da un po’ che non le mangiavo, quando la mamma di Federica me le ha fatte ritrovare in una pasta pazzesca con mozzarella e passata di pomodoro, altro piatto buonissimo in cui spero quando faccio una delle mie rapide improvvisate dalla mia migliore amica a Bologna. Insomma, i ricordi melanzanosi attraversano tutti i miei luoghi del cuore e questo mi sembra sempre un ottimo motivo per amare qualcosa. Ah dimenticavo, l’anno scorso nel piccolo orticello di mia mamma abbiamo piantato delle melanzane, sono state il nostro prodotto preferito nonché il meglio riuscito, non avevo dubbi: le melanzane non deludono mai, dalla parmigiana alla Norma passando per la mia pizza preferita.» No more word needed, parole e foto del piatto di Martina 💗

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